Noi di Trattoria Da Nennella non potevamo non parlare del quartiere in cui siamo nati e cresciuti: i Quartieri Spagnoli. Questo dedalo di vicoli stretti, pieni di vita, storia e contrasti, è la nostra casa, il nostro palcoscenico e la nostra più grande ispirazione. Per capire davvero cosa significa sedersi a tavola da Nennella bisogna prima conoscere il cuore pulsante che ci circonda: un quartiere nato in epoca spagnola, trasformato nei secoli e oggi simbolo di rinascita e autenticità partenopea.
Perché si chiamano “Quartieri Spagnoli”
I Quartieri Spagnoli di Napoli prendono il loro nome proprio dal periodo della dominazione spagnola nel Sud Italia: furono progettati e costruiti nel XVI secolo per soddisfare esigenze militari, strategiche e urbanistiche legate al controllo della città.
Contesto storico
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Nel 1536 il viceré spagnolo Pedro de Toledo decise di creare una zona precisa per ospitare le guarnigioni militari spagnole. Le truppe servivano sia per la difesa che per mantenere l’ordine, in un periodo in cui Napoli era sotto la Corona di Spagna e spesso soggetta a rivolte o disordini.
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L’area scelta era strategica: vicina al porto, a via Toledo (all’epoca una delle vie principali che collegava parti importanti della città) e abbastanza centrale da permettere un rapido intervento delle truppe in caso di necessità.
Urbanistica e forma
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I Quartieri Spagnoli furono strutturati con un reticolo abbastanza regolare di vicoli stretti (“vichi”), salite, calate e gradoni, in modo da massimizzare la copertura dell’area con case, bassi e alloggi, spesso affiancati o addossati. Questo layout permetteva sia la distribuzione efficiente delle guarnigioni, sia un certo isolamento fra le varie “unità” urbane, utile a controllare flussi di persone, disordini, spostamenti.
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I grandi architetti e pianificatori coinvolti includono Giovanni Benincasa e Ferdinando Manlio, su richiesta del viceré.
Evoluzione del nome
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Il termine “quartieri” in questo caso assume anche un significato militare: non solo “zone urbane” ma “quartieri” nel senso di alloggi militari. Da qui “Quartieri Spagnoli” come “quartieri (alloggi) spagnoli”.
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Nei secoli, mano a mano che le milizie spagnole lasciavano la città o ne riducevano la presenza, il quartiere passò da zona militare a zona popolare, abitata da artigiani, immigrati interni, botteghe, fino ad assumere quell’anima vivace, popolare e a volte “difficile” che lo ha caratterizzato nei secoli successivi.
Dai vicoli bui agli aperitivi all’aperto: la rinascita dei Quartieri Spagnoli
Negli anni ’80 i Quartieri Spagnoli di Napoli erano spesso sinonimo di degrado, criminalità e povertà. Le cronache li descrivevano come una zona malfamata, un dedalo di vicoli fitti e popolati dove la camorra dettava legge e il turismo non si sarebbe mai avventurato. Gli stessi napoletani, se non residenti, difficilmente vi entravano, se non per necessità.
Ma i Quartieri Spagnoli hanno sempre avuto due anime: da un lato la sofferenza sociale, dall’altro la vitalità di una comunità che non ha mai smesso di esistere e resistere. A partire dagli anni ’90, e con più decisione negli anni 2000, è iniziata una trasformazione lenta ma radicale, che oggi li ha resi una delle mete più amate dai turisti di tutto il mondo.
Dalla malavita al turismo di massa
La rinascita è stata possibile grazie all’impegno degli stessi abitanti e dei piccoli commercianti, che hanno scelto di investire nei loro vicoli invece di abbandonarli. Mentre lo Stato iniziava timidamente a rafforzare la presenza delle forze dell’ordine, i negozianti hanno dato nuova vita ai bassi, trasformandoli in botteghe, trattorie, piccoli bar e ristoranti capaci di attrarre prima i napoletani, poi i visitatori.
Le strade, un tempo temute, sono diventate luoghi di socialità. I murales dedicati a Maradona e a Totò, la valorizzazione dell’artigianato locale, il boom delle case vacanza e dei B&B hanno fatto il resto.
L’anima gastronomica dei Quartieri Spagnoli
Oggi, il cuore pulsante della zona è la cucina. Proprio grazie alla ristorazione, i Quartieri hanno potuto compiere la loro metamorfosi. Tra i locali più celebri si possono citare:
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Trattoria Da Nennella: probabilmente il simbolo dei Quartieri Spagnoli. Un luogo dove tradizione, teatro e cibo si mescolano. Pasta e patate con la provola, piatti della cucina popolare e l’atmosfera vivace hanno reso questo ristorante una tappa obbligata.
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Pizzeria Prigiobbo: nome storico della gastronomia napoletana, famosa per la pizza a portafoglio e per i fritti
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Cammarota Spritz: diventato un vero e proprio fenomeno, questo locale è oggi il punto di ritrovo preferito per giovani e turisti che affollano i vicoli. Qui lo spritz costa poco, si beve per strada e si socializza con chiunque, trasformando un semplice aperitivo in un’esperienza collettiva.
Oggi: un quartiere cosmopolita
Se negli anni ’80 i Quartieri Spagnoli erano considerati un luogo da evitare, oggi sono un simbolo di rinascita urbana. Visitatori da tutto il mondo percorrono le loro stradine, attratti dal contrasto tra autenticità popolare e nuove aperture trendy.
Il rischio, però, è che l’arrivo del turismo di massa finisca per snaturare l’anima dei Quartieri. Molti residenti denunciano l’aumento dei prezzi e la trasformazione dei bassi in B&B, con conseguente perdita di identità. Ma la sfida è proprio questa: trovare un equilibrio tra l’accoglienza dei visitatori e la salvaguardia di un patrimonio culturale unico, fatto di storia, cucina, folklore e resistenza sociale.